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Cessione del Credito per Ristrutturazione: come funziona?

Bentrovati nel nostro blog! Cos’è il credito d’imposta per ristrutturazione? Come è cambiato il regime con il decreto crescita? E nel 2021, cosa si può fare?

 

Cos’è la cessione credito d’imposta ristrutturazione?

Si tratta di un’agevolazione inserita all’interno del decreto “Rilancio”, convertito in legge il 17 luglio del 2020.

Anzitutto, però, è bene fare un piccolo cenno per ciò che concerne l’istituto della cessione del credito: un soggetto cede tutto o parte di un credito nei confronti di un secondo soggetto a un ente terzo, banca, Poste Italiane o istituto di intermediazione finanziaria, ottenendo liquidità immediata.

Nelle ristrutturazioni però, abbiamo tre possibilità di applicazione del credito ceduto per le detrazioni:

  1. Nessuna cessione – il committente paga la totalità del lavoro al fornitore e poi recupera la quota di detrazione dall’Agenzia delle Entrate nei 5-10 anni successivi, a seconda del bonus;
  2. Cessione diretta – il committente cede l’intero ammontare della detrazione a un ente terzo e ottiene liquidità immediata pagando una percentuale per la gestione;
  3. Cessione indiretta – il committente ottiene dal fornitore uno sconto in fattura uguale al totale della detrazione, poi il fornitore cede il credito ad un ente terzo per recuperare liquidità e rientrare delle spese sostenute per il lavoro svolto e non pagato interamente dal cliente.
Esiste poi una quarta possibilità che però viene spesso scartata: invece di scegliere la cessione, l’azienda fornitrice potrebbe accollarsi il credito d’imposta e recuperarlo poi dall’Agenzia delle Entrate nel corso degli anni, ma questo creerebbe un problema di liquidità a breve termine per la ditta esecutrice.

Il rapporto tra le normali detrazioni per l’edilizia, il nuovo Bonus al 110% e la cessione del credito d’imposta viene delineato nel corposo Decreto Rilancio, negli articoli 119 121.

L’articolo 119 aumenta le nuove richieste di detrazione per Eco Bonus, Sisma Bonus, impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica per veicoli elettrici al 110% (il cui ammontare, segnalato in Dichiarazione dei Redditi, verrà corrisposto dall’Agenzia delle Entrate in 5 quote annuali equivalenti).

L’articolo 121 regola invece quali detrazioni edilizie è possibile trasformare in sconto sul corrispettivo oppure in credito d’imposta cedibile. Questa trasformazione non riguarda solo il suddetto Bonus 110% su nuovi lavori, ma è applicabile anche alle precedenti detrazioni edilizie (come la Ristrutturazione al 50%, Bonus Facciate al 90%, Eco e Sisma Bonus al 65%).

 

 

Con il Decreto Rilancio, dunque, è possibile non solo ottenere i bonus in oggetto di cui sopra (e di cui abbiamo parlato in parte in questo articolo), ma anche cedere il credito nelle stesse modalità e casistiche che abbiamo analizzato precedentemente ma che, per onor di cronaca, ripetiamo:

  1. Il committente paga subito il fornitore, sfrutta la detrazione fiscale al 110% e ottiene il rimborso di quanto speso dall’Agenzia delle Entrate in 5 anni, guadagnandoci il 10%;
  2. Il committente cede l’ammontare della detrazione a banche o istituti creditizi, pagando normalmente il fornitore, perdendo però la quota aggiuntiva del 10% per coprire le spese di gestione dell’ente di credito;
  3. Il committente chiede al fornitore uno sconto in fattura (fattura a zero) e, se il fornitore accetta, quest’ultimo può a sua volta cedere il credito a un soggetto creditizio terzo per incassare la liquidità non ricevuta dal cliente; come visto in precedenza, difficilmente un’azienda opterà per recuperare il credito d’imposta direttamente dall’Agenzia delle Entrate, per non perdere liquidità.

 

 

NOTA BENE:

Nei casi che prevedono la cessione della detrazione al 110% a enti terzi, il soggetto che cede il credito non potrà beneficiare del 10% aggiuntivo del bonus, in quanto banche e intermediari finanziari copriranno le proprie spese di servizio con una cifra simile.

Una cessione creditizia verso banche o intermediari finanziari deve coprire quindi spese equivalenti a un mutuo con tasso annuo al 2%, ovvero quel 10% aggiuntivo diviso per i 5 anni necessari per il recupero fiscale; ovviamente ogni istituto o banca avrà i propri tariffari.

… e in pratica?

In pratica la cessione creditizia è un ottimo strumento per ottenere una liquidità immediata.

Immaginiamo di avviare un lavoro in casa sfruttando il massimale del classico Bonus Ristrutturazione al 50%, ovvero 96.000€. Con la normale detrazione recupereremmo 48.000€ in 10 anni, mentre cedendo il credito avremmo circa 40.000€ da utilizzare subito per la ristrutturazione, incentivo non da poco, visto che la spesa reale immediata sarà di solo 56.000€.

Con detrazioni superiori, fino al ghiotto bonus del 110%, la cessione diventa ancora più vantaggiosa, visto che permette, virtualmente, di eseguire lavori a costo zero.

Sicuramente, se si parla di bonus 110%, sarà molto più complicato cedere il credito per rilevarne liquidità, parlando con gli esperti del settore, ci accorgiamo come la normativa sia complicata e macchinosa, infatti si richiedono molte documentazioni e asseverazioni dei tecnici e commercialisti, fasi che, nella maggior parte dei casi, scoraggiano il committente nell’usufruire di questa agevolazione, apparentemente molto conveniente.

… e se non so richiedere tutta la documentazione?

Non è un problema! Lo Stato, infatti, ha attivato presso le banche una serie di servizi di consulenza in modo che il committente abbia la possibilità, con il supporto del suo tecnico di fiducia, di avere un supporto tangibile!

 

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